Perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

Perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19? Francesco Guccini https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Guccini, ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, rispondendo a chi gli domandava se, una volta terminata l’emergenza dovuta alla pandemia da Coronavirus, saremmo stati migliori, rispose così:
No, non ci credo. Anche dopo l’11 settembre si diceva che sarebbe cambiato tutto ma non è cambiato nulla“.


È la storia che non insegna o gli uomini che non imparano?

Tutte e due le cose”.

E quindi non impareremo nulla neanche stavolta.

Temo proprio di no, sono abbastanza cinico da questo punto di vista. È nella natura umana il dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre“.


Lette queste dichiarazioni, pensai: “Ha detto delle cose giuste, purtroppo“.


Purtroppo la quotidianità conferma questo pessimismo. Forse ci conosciamo troppo bene per pensarla diversamente.
Appena si sono allentati i cordoni del Lockdown dovuto alla pandemia in atto, le menti di tutti hanno ripreso a muoversi, ma evidentemente la lunga inattività ha inciso sulla loro elasticità inficiando sui contenuti.

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

Silvia Romano


Il tema caldo di questi ultimi giorni riguarda la cooperante italiana Silvia Romano, rilasciata dai terroristi islamici dopo un sequestro durato un anno e mezzo.
Sugli hater non sprecherò molte parole poiché chi semina odio digitando parole insensate sulla tastiera di un computer ed inviando messaggi anonimi non merita considerazione alcuna.
Sarebbe bello scoprirli e vietare loro “a vita” Internet.
Per loro la peggiore condanna.
Purtroppo, però, anche per i nostri politici “Un bel tacer non fu mai scritto“.
In riferimento alla conversione di Silvia alla religione islamica, c’è chi l’ha definita addirittura “una terrorista“, un potenziale pericolo per la comunità, come se tutti coloro che professano l’islamismo fossero fondamentalisti e terroristi.

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

Passata la paura?


Il segno che la pandemia sta scemando, sperando che sia veramente così, è dato proprio dal fatto che è ricominciata la corsa a chi dice la sciocchezza più grande.
E’ passata la paura, il momento del ” ce la facciamo tutti insieme” e si è tornati ad occuparsi ognuno del proprio orticello.
In un attimo ci dimenticheremo i morti di questa pandemia.
Passato qualche giorno ci dimenticheremo dei medici, degli infermieri e di tutti coloro che in questi terribili 100 giorni abbiamo definito EROI.
Adesso l’importante è che si possa tornare a fare Jogging e che riprenda il campionato di calcio. Il resto è acqua passata.
Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un’ impressione che ricorderemo appena…”
Francesco Guccini “Il Pensionato”

La domenica delle salme

La domenica delle salme

Oggi è la Domenica delle Palme,

una data importante nel calendario cristiano, che preannuncia l’arrivo, tra 7 giorni, della Pasqua di Resurrezione.


Il 31 Marzo scorso è stata la Giornata di Lutto Nazionale

per ricordare le migliaia di vittime della Pandemia da Coronavirus.

Unendo idealmente queste 2 giornate, con i loro significati profondi, religioso ed etico, mi viene da citare il titolo di una canzone di Fabrizio De André https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9:

La domenica delle salme“.

La domenica delle salme“, perché proprio in questa giornata di profondo valore simbolico per l’intera cristianità, non si può non ricordare i nostri morti a causa della pandemia.


Ad esempio, con profonda commozione, ci tornano alla memoria le immagini della lunga fila di mezzi dell’esercito che trasportavano centinaia di bare da Bergamo verso altri siti.

Quelle salme erano persone che sono morte, molto spesso, nella più totale solitudine.

Soprattutto, sono morte lontano dai loro cari che non potevano fargli visita.

Dopodiché si sono detti addio con una telefonata, una video chiamata tramite l’infermiere di turno.

Inoltre, non hanno avuto nemmeno l’opportunità di essere accompagnati durante il loro ultimo viaggio.

Che l’ulivo, simbolo della Domenica delle Palme ed universale segno di pace, sia di conforto e consegni loro un po’ di quella serenità di cui non hanno goduto negli ultimi giorni di vita.

Tuttavia quelle salme rappresentano, in maniera emotivamente devastante, tutti i morti di questa assurda battaglia.

Sono decine di migliaia: e sono padri, madri, figli, figlie, nonni e nonne.

Non solo anziani malati, con gravi patologie preesistenti. Ma anche giovani, sportivi, individui sani.

E’ una terribile, estenuante battaglia che combattiamo contro un nemico subdolo ed invisibile.

Un nemico che ha cambiato, ci sta cambiando e cambierà in futuro l’intera nostra esistenza.