TERRIBILI abitudini

TERRIBILI abitudini

TERRIBILI abitudini

TERRIBILI abitudini. Esattamente un anno fa entrava nelle nostre case e nelle nostre vite il Covid – 19. Un ospite alquanto sgradevole e sgradito, che ha ucciso circa 96000 nostri connazionali. Un numero enorme. Facendo un calcolo approssimativo, vuol dire che sono morte mediamente, a causa della pandemia, oltre 260 persone ogni giorno. Se riflettessimo un attimo intorno a queste cifre, ci renderemmo conto che sono numeri spaventosi. Facciamo un passo indietro e torniamo al 24 agosto 2016. Ore 3.36. Un terremoto di magnitudo 6.0 colpisce il Centro Italia, interessando i territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Sono migliaia le persone coinvolte nell’evento che provoca 299 vittime. Tutti la definirono, giustamente, un’immane tragedia.

A causa della pandemia di Covid – 19, noi stiamo vivendo, quotidianamente, una tragedia assai simile ad un terremoto, per il numero di morti registrati, solo che sembra tutto normale, perché, ormai, ci siamo abituati. Quotidianamente, esattamente da un anno, subiamo uno sciame sismico – pandemico interminabile, che priva centinaia di famiglie, quotidianamente, di un loro caro. Si dice che nell’epoca della pandemia si sia in guerra e, come in guerra, sembra che la morte riguardi solo gli altri, fino a che, la morte, non si ricorda anche di noi e dei nostri cari.

Forse, soltanto allora, l’abitudine alla morte, quella degli altri, ci aprirà gli occhi e ci farà finalmente comprendere quello che Hemingway ha riassunto splendidamente con la frase che apre la sua opera più importante,” Per chi suona la campana”: “E dunque non chiedere mai per chi suona la campana, essa suona per te.” Sarebbe una buona abitudine non abituarsi alla morte ed al dolore, perché ogni morte provoca dolore, ogni dolore merita rispetto. Rispetto vuol dire non prendere mai TERRIBILI abitudini.

Femminicidio

TERRIBILE presagio

Genova, 19 febbraio 2021. Clara Ceccarelli viene uccisa con 30 coltellate nel suo negozio Pantofoleria, in via Colombo, fra l’omonima piazza e via San Vincenzo, zona pedonale nel cuore dello shopping di Genova. Per Clara il calvario era iniziato da diversi mesi. Aveva dovuto chiudere un secondo negozio di calzature per pagare i debiti del suo ex. Poi la situazione era peggiorata, poiché i bisogni economici dell’uomo erano sempre più frequenti.

Clara Ceccarelli un anno fa aveva presentato una denuncia alla polizia per il danneggiamento della saracinesca. La denuncia era contro ignoti, forse Clara non era sicura o non voleva aggravare la posizione del suo ex in assenza di prove certe. Clara Ceccarelli lascia un figlio con problemi di salute che aveva avuto dal suo primo matrimonio. Trenta coltellate. Una violenza inaudita. L’ex della vittima, Renato Scapusi, è stato poi arrestato a tarda sera dalla Squadra mobile. «Sono io l’assassino», ha confessato. Ci si può abituare anche a tutto questo?

TERRIBILI abitudini. Attesa della morte

Clara Ceccarelli circa due settimane fa si era andata a pagare il suo funerale. Non voleva gravare economicamente sull’anziano padre e sul figlio. Aveva capito che era in pericolo di vita. In tutta questa, ennesima tragedia, di violenza efferata contro una donna, vi è anche questo particolare agghiacciante. La donna sapeva che quell’uomo, prima o poi, in un modo o in un altro, si sarebbe vendicato per essere stato lasciato. La vendetta aveva un nome preciso: Clara Ceccarelli e la sentenza era la morte.

Attendere la fine della propria esistenza in maniera così drammaticamente fatalista, perché NIENTE e NESSUNO possono esserti d’aiuto, è INTOLLERABILE. Le donne continuano ad essere massacrate, quotidianamente, senza che si possa, apparentemente, far nulla. Ci si può abituare anche a tutto questo? Assolutamente NO. Ma non si pensi che questo dramma riguardi soltanto le donne, riguarda tutti. Anche qui, come per la pandemia, non se ne esce da soli, ma TUTTI INSIEME. Perché fino a quando queste violenze contro le donne non termineranno, IL COLPEVOLE SARA’ UNO SOLO, MA TUTTI NOI SAREMO SUOI COMPLICI.

Morire nel colpevole silenzio

Morire nel colpevole silenzio

MORIRE nel COLPEVOLE Silenzio, MAI PIU’.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Articolo 1 della Costituzione

“Il tema della sicurezza sul lavoro è infatti uno dei pilastri sui quali non può non reggersi una società che si definisce progredita, moderna, civile. Nel 2020 subire un infortunio  invalidante o, peggio ancora, perdere la vita mentre si sta svolgendo il proprio lavoro non può essere più considerato accettabile”.

Giuseppe Conte Presidente del Consiglio

https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/70esima-giornata-vittime-sul-lavoro-conte-la-sicurezza-e-uno-dei-pilastri-della-societa-civile-6f12a849-2e1b-48f6-85d4-23b381c44a87.html

MORIRE nel COLPEVOLE Silenzio: Morire di lavoro

MORIRE nel COLPEVOLE Silenzio: Si può morire di lavoro in tanti modi:

SUICIDANDOSI, dopo che il lavoro lo si è perduto e non si vede più una via d’uscita;

AMMALANDOSI, di patologie diverse, ma tutte riconducibili ad un profondo sconforto, a quel senso d’inutilità, causati dall’aver perso il lavoro e dal non essere stati più in grado di trovarne un altro;

MORENDO, sul posto di lavoro. La morte peggiore, perché dopo tutte le difficoltà per riuscire ad essere assunto per un lavoro che avrebbe garantito un pò di serenità ed una vita dignitosa, tutto si perde in un attimo.

Se quell’attimo maledetto è dovuto ad una tragica fatalità, rimane tanta rabbia; ma se così non fosse ed invece si trattasse di colpevole negligenza, i responsabili devono essere condannati.

Ma per quell’attimo maledetto NESSUNO si assume la responsabilità, quasi NESSUNO paga, perché, ormai,

NESSUNO è MORTO.

<<Perché, Polifemo, con tanto strazio hai gridato

nella notte ambrosia, e ci hai fatto svegliare?

forse qualche mortale ti ruba, tuo malgrado, le pecore?

o t’ammazza qualcuno con la forza o d’inganno?>>

E a loro dall’antro rispose Polifemo gagliardo:

<<Nessuno, amici, m’uccide d’inganno e non con la forza>>.

E quelli in risposta parole fugaci dicevano:

<<Se dunque nessuno ti fa violenza e sei solo,

dal male che manda il gran Zeus non c’è scampo;

piuttosto prega il padre tuo, Poseidone sovrano>>.

Tratto dal Libro IX dell’Odissea

Come nel poema omerico dietro ogni NESSUNO c’è SEMPRE un essere umano con un nome, un volto, una storia, una vita che avrebbe voluto vivere insieme alla sua famiglia.

A quella famiglia QUALCUNO dovrà chiedere perdono.


“Crêuza de mä pe zêna”, la voce del ponte

“Crêuza de mä pe zêna”, la voce del ponte

“crêuza de mä pe zêna”, la voce del ponte

Il nuovo ponte di Genova, inaugurato il 3 Agosto, ha la sua Voce: “Crêuza de mä pe Zêna”, è la Voce del Ponte.

Il Viadotto sarà denominato “Genova San Giorgio”.

E’ nato dalle macerie del ponte Morandi crollato il 14 agosto del 2018, causando la morte di 43 persone.

Genova si è ritrovata a vivere un evento che unisce i sentimenti più contrastanti.

La soddisfazione di ritrovare una lingua d’asfalto che ha un valore pratico, per la viabilità cittadina e non solo.

Ma che non può e non deve far dimenticare i TANTI MORTI del Ponte Morandi, deceduti per la CRIMINALE INCURIA DI POCHI.

Nel giorno della rinascita di Genova, è giusto che siano soprattutto i genovesi i protagonisti.

I Figli di Genova.

“Crêuza de mä pe Zêna ”. La Voce del Ponte.

Renzo Piano e Fabrizio De André

Genovesi, Amici. Quasi coetanei, essendo l’Architetto Renzo Piano maggiore di 2 anni.

Fabrizio De André è scomparso nel 1999.

2 Grandi genovesi che hanno regalato a Genova una loro opera.

Innanzitutto, Renzo Piano ha ideato e progettato il Ponte Genova San Giorgio.

Il Ponte è la genialità che si materializza. Che fa i conti con i numeri, le proporzioni, lo stile, l’estetica.

E’ la creatività che getta le proprie fondamenta nella terra per donare agli uomini TEMPO, LAVORO, PRATICITÀ’.

In secondo luogo, Fabrizio De André ha ideato e scritto, insieme a Mauro Pagani, che ha curato la parte musicale, “Crêuza de mä”, capolavoro in dialetto genovese.

Come in tutti i dialetti, anche in quello genovese vi è la storia della città, la sua anima. La leggenda che narra di gloriose vittorie e di dolorose sconfitte. Di risate di gioia e di lacrime amare.

De André è andato oltre il dialetto tradizionale. Con la sua voracità letteraria è andato a scovare alcuni vocaboli appartenenti ad un idioma antico, sconosciuto perfino ai genovesi.

“Crêuza de mä” è la genialità che diventa poesia. Che fa i conti con la sua storia, con la sua tradizione, con le sue leggende.

Il dialetto genovese diventa uno strumento per raccontare storie quotidiane, come quella dei pescatori.

Storie che, in un italiano corretto, potrebbero contenere espressioni vagamente “volgari”, ma che il dialetto rende meravigliosamente poetiche, per donare agli uomini, un capolavoro.

“Crêuza de mä pe Zêna ”. La Voce del Ponte.

De André Fabrizio : Presente

Piano Renzo : Presente

Soprattutto, nel giorno della simbolica rinascita di Genova, erano presenti entrambi.

L’uno, l’ideatore del progetto, Renzo Piano, ha partecipato alla cerimonia da protagonista, com’era naturale.

L’altro, Fabrizio De André, ha presenziato alla cerimonia “spiritualmente”, con la sua meravigliosa canzone: “Crêuza de mä” scritta nel 1984.

Soprattutto questa canzone è stata scelta come la Voce del nuovo ponte, da dedicare a Genova ed ai genovesi.

“Crêuza de mä pe Zêna”

“La possibilità di realizzare una nuova versione di Crêuza de mä per l’inaugurazione del Ponte – ha dichiarato Dori Ghezzi – mi ha coinvolta in modo particolare.

Insieme a me ha appassionato la maggior parte dei più bravi cantanti italiani. 

Purtroppo non è stato possibile far partecipare tutti. 

Voglio ringraziarli tutti per la passione messa in questo lavoro e anche per l’amore dimostrato nei confronti di Fabrizio”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/08/03/creuza-de-ma-ricantata-da-mina-e-vasco-per-linaugurazione-del-ponte-san-giorgio-quando-de-andre-nel-1984-disse-non-vendera-un-cao/5888823/

“Crêuza de mä pe Zêna”: Testo e Traduzione

La “crêuza de mä”, tradotto per convenzione “mulattiera di mare”, ma che forse sarebbe meglio definire “sentiero” o “increspatura di mare”.

E’ quel fenomeno che si scorge spesso dalle alture liguri quando l’acqua viene screziata dal vento e dalle correnti creando una sorta di corridoio più chiaro, un magico “percorso liquido”.

“TUTTO DE ANDRE’ Il racconto di 131 canzoni” di Federico Pistone

Testo completo e traduzione: http://www.fabriziodeandre.it/faber/wp-content/uploads/2016/03/Creuza_de_ma.pdf

Stefano Vori

“La buona novella” di Fabrizio De André compie 50 anni

“La buona novella” di Fabrizio De André compie 50 anni

“La buona novella” di Fabrizio de André compie 50 anni. Anno di nascita 1970,

E’ un pò più piccola di me, ma è un’opera che è dentro di me.

Ha una durata di poco superiore ai 30 minuti, ma è uno straordinario concentrato di musica e poesia.

Soprattutto “La buona novella” è un grande lavoro di gruppo dove, oltre De André, hanno un ruolo fondamentale Gian Piero Reverberi per la parte musicale e Roberto Danè per i testi.

In secondo luogo, ma non secondario, vi sono I QUELLI, gruppo musicale formato da Franco Mussida, Franz Di Cioccio, Flavio Premoli, Giorgio Piazza, Mauro Pagani. Diventeranno il più grande gruppo musicale italiano:

LA PREMIATA FORNERIA MARCONI (PFM). http://www.pfmpfm.it/official_newsite.html

E’ l’alba di una collaborazione artistica che produrrà frutti straordinari.

1979 PFM e De Andrè in Tour

1984 De André Pagani “Crêuza de mä”

Ne “La buona novella” c’è tutto Faber, come lo chiamava il suo grande amico Paolo Villaggio, il profondo desiderio rivoluzionario di un anarchico, la straordinaria spiritualità di un ateo, la sconfinata ammirazione per una figura come quella del Cristo, il più grande rivoluzionario della storia, come amava ripetere Fabrizio.

Le persone meno attente considerano quel disco anacronistico. Non avevano compreso come LA BUONA NOVELLA era un’allegoria che si precisava nel paragone fra le istanze migliori e più sensate della rivolta del 68′ e le istanze, da un punto di vista spirituale sicuramente più elevate ma da un punto di vista etico-sociale molto simili, che un signore 1969 anni prima aveva fatto contro gli abusi del potere, contro i soprusi dell’autorità in nome di un egalitarismo e di una fratellanza universali.

Fabrizio De André

Inoltre, vi è la figura che in questo disco è prevalente, quella di Maria. Come per Gesù, De André ne descrive il lato umano.

Non Madonna, ma donna e madre, alla quale fa pronunciare parole solo apparentemente blasfeme.

Parole che soltanto una madre può proferire al momento della morte di un figlio:Non fossi stato figlio di Dio, t’avrei ancora per figlio mio

“La buona novella” di Fabrizio de André compie 50 anni.

Un Miracolo Artistico.

Perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

Perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

perché dovremmo essere migliori dopo il covid-19?

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19? Francesco Guccini https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Guccini, ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, rispondendo a chi gli domandava se, una volta terminata l’emergenza dovuta alla pandemia da Coronavirus, saremmo stati migliori, rispose così:
No, non ci credo. Anche dopo l’11 settembre si diceva che sarebbe cambiato tutto ma non è cambiato nulla“.


È la storia che non insegna o gli uomini che non imparano?

Tutte e due le cose”.

E quindi non impareremo nulla neanche stavolta.

Temo proprio di no, sono abbastanza cinico da questo punto di vista. È nella natura umana il dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre“.


Lette queste dichiarazioni, pensai: “Ha detto delle cose giuste, purtroppo“.


Purtroppo la quotidianità conferma questo pessimismo. Forse ci conosciamo troppo bene per pensarla diversamente.
Appena si sono allentati i cordoni del Lockdown dovuto alla pandemia in atto, le menti di tutti hanno ripreso a muoversi, ma evidentemente la lunga inattività ha inciso sulla loro elasticità inficiando sui contenuti.

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

Silvia Romano


Il tema caldo di questi ultimi giorni riguarda la cooperante italiana Silvia Romano, rilasciata dai terroristi islamici dopo un sequestro durato un anno e mezzo.
Sugli hater non sprecherò molte parole poiché chi semina odio digitando parole insensate sulla tastiera di un computer ed inviando messaggi anonimi non merita considerazione alcuna.
Sarebbe bello scoprirli e vietare loro “a vita” Internet.
Per loro la peggiore condanna.
Purtroppo, però, anche per i nostri politici “Un bel tacer non fu mai scritto“.
In riferimento alla conversione di Silvia alla religione islamica, c’è chi l’ha definita addirittura “una terrorista“, un potenziale pericolo per la comunità, come se tutti coloro che professano l’islamismo fossero fondamentalisti e terroristi.

Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

Passata la paura?


Il segno che la pandemia sta scemando, sperando che sia veramente così, è dato proprio dal fatto che è ricominciata la corsa a chi dice la sciocchezza più grande.
E’ passata la paura, il momento del ” ce la facciamo tutti insieme” e si è tornati ad occuparsi ognuno del proprio orticello.
In un attimo ci dimenticheremo i morti di questa pandemia.
Passato qualche giorno ci dimenticheremo dei medici, degli infermieri e di tutti coloro che in questi terribili 100 giorni abbiamo definito EROI.
Adesso l’importante è che si possa tornare a fare Jogging e che riprenda il campionato di calcio. Il resto è acqua passata.
Perché dovremmo essere migliori dopo il Covid-19?

E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un’ impressione che ricorderemo appena…”
Francesco Guccini “Il Pensionato”

La domenica delle salme

La domenica delle salme

Oggi è la Domenica delle Palme,

una data importante nel calendario cristiano, che preannuncia l’arrivo, tra 7 giorni, della Pasqua di Resurrezione.


Il 31 Marzo scorso è stata la Giornata di Lutto Nazionale

per ricordare le migliaia di vittime della Pandemia da Coronavirus.

Unendo idealmente queste 2 giornate, con i loro significati profondi, religioso ed etico, mi viene da citare il titolo di una canzone di Fabrizio De André https://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9:

La domenica delle salme“.

La domenica delle salme“, perché proprio in questa giornata di profondo valore simbolico per l’intera cristianità, non si può non ricordare i nostri morti a causa della pandemia.


Ad esempio, con profonda commozione, ci tornano alla memoria le immagini della lunga fila di mezzi dell’esercito che trasportavano centinaia di bare da Bergamo verso altri siti.

Quelle salme erano persone che sono morte, molto spesso, nella più totale solitudine.

Soprattutto, sono morte lontano dai loro cari che non potevano fargli visita.

Dopodiché si sono detti addio con una telefonata, una video chiamata tramite l’infermiere di turno.

Inoltre, non hanno avuto nemmeno l’opportunità di essere accompagnati durante il loro ultimo viaggio.

Che l’ulivo, simbolo della Domenica delle Palme ed universale segno di pace, sia di conforto e consegni loro un po’ di quella serenità di cui non hanno goduto negli ultimi giorni di vita.

Tuttavia quelle salme rappresentano, in maniera emotivamente devastante, tutti i morti di questa assurda battaglia.

Sono decine di migliaia: e sono padri, madri, figli, figlie, nonni e nonne.

Non solo anziani malati, con gravi patologie preesistenti. Ma anche giovani, sportivi, individui sani.

E’ una terribile, estenuante battaglia che combattiamo contro un nemico subdolo ed invisibile.

Un nemico che ha cambiato, ci sta cambiando e cambierà in futuro l’intera nostra esistenza.